Benvenuti nella sezione dedicata alle F.A.Q. (frequently asked questions), le domande che più spesso vengono poste sul mondo dei coccodrilli.

1. Che differenza c'è fra coccodrilli e alligatori?

2. Qual è la specie più grande di coccodrillo?

3. Quanto vive un coccodrillo?

4. A che velocità può correre un coccodrillo?

5. Quanto può stare immerso un coccodrillo?

6. I coccodrilli piangono?


1. CHE DIFFERENZA C’E’ FRA COCCODRILLI E ALLIGATORI?

Questa è forse la domanda più frequente in assoluto. Innanzitutto esistono tre diverse Famiglie in cui i coccodrilli vengono classificati. La Fam. Alligatoridae comprende alligatori e caimani; Crocodylidae comprende i coccodrilli propriamente detti; infine Gavialidae comprende solo i gaviali. Dunque la prima differenza è che coccodrilli e alligatori si trovano in Famiglie diverse.

Una differenza che invece balza all’occhio anche meno esperto è la forma della testa in generale, e in particolare l’estremità, dove c’è il naso: alligatori e caimani hanno un muso arrotondato, “a pala”, che termina a forma di U; mentre i coccodrilli hanno l’estremità nasale più appuntita, a V. Questa diversità si vede bene nelle due foto qui sotto: a sinistra, il muso “a U” dell’alligatore americano; a destra, il muso “a V” del coccodrillo siamese.

L’alligatore ha mascelle larghe e forti adatte a spezzare gusci di tartaruga, un cibo abbondante nel loro ambiente; dunque la forma del muso rispecchia la dieta, cioè possiamo dire, in linguaggio un po’ più scientifico, che forma e funzione di un organo sono intimamente correlate. Per una determinata funzione ci vuole una ben precisa forma, e viceversa. I coccodrilli, dalla dieta molto varia, hanno musi più stretti, mentre il gaviale (quel curioso essere con il muso lungo e stretto) si è specializzato in una dieta a base di pesce (è evidente che il suo musetto affilato è più adatto a trattenere un pesce piuttosto che una tartaruga).

Una terza differenza è la disposizione dei denti: nell’alligatore la mascella superiore è più larga dell’inferiore, così quando ha la bocca chiusa, i denti sono nascosti, in apposite fossette nella mascella. Per vedere questa differenza, ecco un disegno molto chiaro tratto dal sito web Crocodilian.com, del Dott. Adam Britton:

I coccodrilli invece mostrano i denti anche a bocca chiusa, perché la mascella superiore e quella inferiore sono più o meno larghe uguali. Guardiamo in particolare il quarto dente: nel coccodrillo a bocca chiusa è ancora ben evidente, alloggiato nell’apposita fossetta, mentre l’alligatore lo nasconde.

Quarta differenza: le ghiandole del sale. Coccodrilli e gaviali hanno ghiandole del sale sulla lingua, per espellere il sale in eccesso che deriva da una vita in ambiente marino o di estuario. Le ghiandole del sale sono ghiandole salivarie modificate, comuni a molti vertebrati marini. Alligatori e caimani sembrano aver perso questa capacità di espellere il sale in eccesso, o meglio possono farlo ma solo per periodi non molto lunghi (per es. quando si addentrano nelle mangrovie tropicali, anche se preferiscono stare in acque dolci il più possibile). Le efficienti ghiandole del sale di coccodrilli e gaviali invece, li rendono capaci di stare in ambiente salato anche per molto tempo: alcune specie, come il Crocodylus porosus (coccodrillo marino, australiano), può sopravvivere anche in alto mare per buoni periodi. Forse i coccodrilli hanno antenati marini abbastanza recenti: di certo la capacità di migrare attraverso ambienti salati, e perfino viverci per un certo tempo, spiegherebbe la loro attuale ampia distribuzione in continenti diversi.

La quinta differenza sta nei cosiddetti ISO, organi di senso tegumentari (ma oggi si tende a definirli DPRS: recettori cutanei di pressione): alligatori e caimani li hanno solo intorno al muso, mentre coccodrilli e gaviali anche sul resto del corpo. Gli ISO percepiscono piccole variazioni di pressione, e localizzano la preda sott’acqua; sono piccoli organi posti sulle scaglie, e si vedono come puntini neri (vedi la Sezione Scienza). Alcuni credono che gli ISO in più, sul corpo dei coccodrilli, estendono la superficie sensoriale all'intero corpo, oppure possono aiutare nella ricezione chimica, o persino nella rilevazione di salinità.

Tutto sommato non mi dispiace non conoscere questi dettagli: significa che il mondo è pieno zeppo di cose affascinanti che ancora non conosciamo. E mentre sorrido della supposta superiorità umana, mi viene in mente che proprio in nome della “scienza” e del progresso, l’uomo continua a fare errori, a distruggere, a sezionare. Per la biologia, la vita si scopre solo attraverso la sezione sempre più fine della materia vivente. Per me, la si scopre soprattutto osservandola nella sua naturalità, consci del fatto che in biologia "il totale non è solo la somma delle parti". E facendo tesoro di quanto la natura ha da insegnarci. Possiamo imparare molto non solo dagli animali, ma persino dalle piante, e dal mondo inanimato. Basta essere un poco umili e non credersi degli dèi in terra…

Ci sono molte altre differenze fra alligatori e coccodrilli, anche nel comportamento. In genere si pensa al coccodrillo come a un animale aggressivo e spietato. Nella pagina sull’etologia (Sezione Scienza) troverete dati e considerazioni su questa credenza. Qui ricordo che ci sono molte specie, con molti diversi “temperamenti”. In genere è abbastanza vero che gli alligatori sono più “docili” dei coccodrilli, per esempio del coccodrillo marino. Ma la gamma dei comportamenti è davvero molto ampia.

L'immagine qui sotto mostra un'eccezione alla “regola della forma della mascella". Il mugger indiano (Crocodylus palustris) non ha mascelle strette -le sue mascelle sono molto simili a quelle di un alligatore, anche se il quarto dente inferiore è ancora visibile, cosa che lo rende riconoscibile senza dubbio come appartenente alla fam. Crocodylidae.

 


2. QUAL E’ LA SPECIE PIU’ GRANDE DI COCCODRILLO?

Non c’è dubbio che nella storia del rapporto uomo-coccodrillo, si siano registrati avvistamenti che hanno ingigantito le reali misure di questa specie. E’ altrettanto vero però che ai nostri occhi un coccodrillo è veramente un gigante! Comunque anche qui c’è una grande varietà di misure. La specie più grande è il Crocodylus porosus (c. marino), che è anche il più grande rettile del mondo (per lo meno attualmente! Provate a fare un salto alla sezione preistorica…). Alcuni serpenti possono essere in realtà più lunghi del nostro coccodrillo marino, ma nessuno unisce grande lunghezza (oltre 6 metri!) a un peso d’eccezione (1,5 tonnellate!).

- Quanto rapidamente cresce un coccodrillo? Un cucciolo di coccodrillo marino, quando esce dall’uovo, è lungo 25-30 cm e pesa sui 70 grammi (vero concentrato di tenerezza!). Ma nel giro di uno-due anni supera il metro di lunghezza.  Nei primi 10 anni il nostro cucciolo cresce molto rapidamente, raggiungendo circa i tre metri. Attorno ai 10-15 anni, raggiunta la maturità sessuale, i coccodrilli crescono sempre ma più lentamente. Un coccodrillo può continuare a crescere fino alla fine della sua vita, a 60-70 anni. Pensate a cosa succederebbe se fosse così anche per la specie umana…

- Quando smettono di crescere? Oggi si tende a pensare che non sia del tutto vero che la crescita è continua fino alla fine della vita: forse ci sono fattori genetici e ambientali che influenzano la taglia massima. Temperatura, dieta, e forse anche temperatura d’incubazione sono fattori probabilmente coinvolti, per cui in realtà è possibile che siano pochi gli individui realmente predisposti per le “taglie massime”. Nel coccodrillo marino per es, il maschio adulto è lungo 4,5-5 metri, mentre è molto raro trovare adulti di 6 metri. Certo, non è che 6 metri siano noccioline… Per rendervi conto di quanto sia grosso un coccodrillo anche solo di 4-5 metri, prendete un qualsiasi oggetto (basta un filo) di questa lunghezza, e mettetelo davanti a voi. Ora, provate a immaginare in quell’oggetto una creatura viva… che punta i suoi occhi nei vostri. La sensazione è davvero impressionante!

In ogni specie, il maschio tende a diventare più grosso della femmina, ma anche questo aspetto varia nelle diverse specie. Il coccodrillo marino maschio può essere due volte più grande della femmina; mentre nel coccodrillo del Nilo, il maschio è solo il 30% più grosso.

- Qual è il più grande coccodrillo in cattività? Burt, un coccodrillo marino che vive in cattività a Darwin (Australia) è lungo 4,9 metri, una misura vicina alla taglia massima per i coccodrilli della sua specie che vivono in libertà. Alcuni però sono davvero eccezionali: Gomek, lungo ben 5,5 metri, in questa foto ci fa capire al volo quanGomek mentre viene nutritoto fosse grosso (“l’omino” accanto a lui è di media statura…!). Fino a oggi, il più grande coccodrillo in cattività è Yai, un altro Crocodylus porosus (c. marino): è annoverato nel Guinness dei primati, per la sua spettacolare lunghezza di ben 6 metri! Ancor più incredibile, Yai ha soltanto 30 anni (e un peso di 1,2 tonnellate)… è piuttosto grandicello per la sua età! Anche se la velocità di crescita di Yai è abbastanza normale per un coccodrillo in cattività (mantenuto in condizioni ottimali con abbondanza di cibo), bisogna dire che Yai è in realtà un ibrido, fra il C. porosus e il C. siamensis: si sa che l’ibridazione porta spesso a taglie molto grandi, nella prima generazione. Esistono segnalazioni di coccodrilli ancor più grandi, ma queste misure non sono “ufficiali”, e devono essere prese con una certa cautela (provate a immaginare di essere sulle sponde di un fiume tropicale e di vedere sbucar fuori dall’acqua un cocco di 4 metri… a voi per la sorpresa e lo spavento potrà facilmente sembrare più lungo di 7 metri…!).

La dieta di Gomek: Gomek è stato catturato da George Craig in Papua Nuova Guinea, e venduto alla St. Augustin Farm in Florida. Gomek è morto nel febbraio del 1997, dopo molti anni, ormai vecchio. La foto lo ritrae mentre viene nutrito dal suo custode. Alla fine della sua vita, Gomek era lungo 5,5 metri, e probabilmente aveva fra i 70 e gli 80 anni, un’età davvero ragguardevole.

- Qual è il più grande coccodrillo mai misurato? Qui ci addentriamo nelle storie a cui accennavo sopra, alcune delle quali riportano cifre mastodontiche, come il presunto coccodrillo marino di 10 metri. La storia è questa: catturato, pare, nella baia del Bengala, ne venne recuperata solo la testa. Al museo britannico è conservato il cranio che si dice sia quello dell’animale: bene, una volta misurato, la lunghezza complessiva del cocco è stata stimata in 4,8 metri, meno della metà della cifra riferita inizialmente. Un altro cranio rivelò una misura di 4,9 metri per un coccodrillo segnalato per i suoi presunti 8,8!

Nonostante le dicerie che screditano un po’ le varie storie sui coccodrilli, alcune sembrano più credibili. I coccodrilli marini australiani, che possono superare i 6 metri, una volta di certo erano anche più lunghi, ma dagli anni ’40 ai ’60 del ‘900 una caccia lunga e spietata ha eliminato gli esemplari più grandi. Si dice che alcuni cacciatori spararono a coccodrilli lunghi 8 metri, ma certo senza misure ufficiali anche qui siamo in balìa della leggenda. Resta comunque un dato di fatto che fino a pochi decenni fa esistevano sulla Terra coccodrilli di dimensioni ciclopiche (ai nostri occhi, non ai loro).

Lascio a voi tutti fare considerazioni sulla stupidità e la vanità di una caccia simile. Io non ho parole, se non una grande tristezza per tutte le volte in cui l’uomo mostra il peggio di sé, compiendo atti che le cosiddette “bestie” non si sognerebbero mai di fare.

Tornando a noi, i due più grandi coccodrilli mai registrati sono stati: uno di 6,2 metri ucciso nel 1974 nei Territori del Nord in Australia, e misurato dai rangers; un altro ucciso nell’83 in Papua Nuova Guinea aveva le stesse misure, ma è probabile fosse almeno 10 cm più lungo, perché la misura è stata fatta sulla pelle, dallo zoologo Jerome Montague, e le pelli portano a una sottostima di appunto 10 cm circa.

Con l’espansione degli abitati umani, l’habitat del coccodrillo si riduce sempre più, e il rischio è non solo di non vedere più esemplari così grandi (a questo siamo già arrivati purtroppo), ma addirittura quello di non vedere più proprio l’intera specie! La riduzione di habitat, un grosso problema per tutte le specie animali e vegetali, non tocca solo il coccodrillo, ma tutta quella rete vasta e complessa fatta di animali, piante, mondo minerale, interrelazioni di ogni tipo. Perdendo l’habitat, perderemo i coccodrilli, e tutte le altre creature.

Altre specie molto grandi, oltre al Crocodylus porosus, sono: il coccodrillo del Nilo (africano) che raggiunge i 6 metri; il c. dell’Orinoco (Sudamerica) fra i 5 e i 6 metri; il c. di palude (mugger indiano) fino a 5; il gaviale (indiano) fino a 6, così come il coccodrillo americano (Crocodylus acutus) che è stato segnalato con misure anche più grandi, non confermate. Il caimano nero pare raggiunga i 5 metri (una misura ragguardevole per un caimano), mentre l’alligatore americano si ferma sui 4,5 metri. E’ probabile che in alcune regioni poco esplorate dell’Africa vivano coccodrilli del Nilo estremamente grandi.

In ogni caso, non dimentichiamo che un cocco impiega un bel po’ di anni per raggiungere la taglia massima, che dipende come ho detto da vari fattori genetici e ambientali, e inoltre pochi individui diventano realmente così grossi.  

- La cosa curiosa è che quasi nessuno fa domande sui coccodrilli più piccoli… eppure ne esistono molti, che forse non destano impressione per le misure, ma sono ugualmente affascinanti! Melanosuchus nigerIl Paleosuchus palpebrosus (caimano nano di Cuvier), l’Osteolemus tetraspis (coccodrillo nano africano), l’Alligator sinensis (alligatore cinese), sono specie che raggiungono massimo 1-1,5 metri di lunghezza. La specie più piccola in assoluto è il caimano nano. Esistono anche popolazioni locali nane di specie grandi come il coccodrillo del Nilo. Questo è probabilmente dovuto all’habitat locale, meno ricco di risorse, che obbliga la popolazione che vi risiede a stare in certi limiti di grandezza: i coccodrilli non crescono più di tanto, facendo buon uso delle poche risorse disponibili. Saggi. Abbiamo tante cose da imparare dalla natura!


3. QUANTO VIVE UN COCCODRILLO?

Anche qui la risposta non è semplice, perché spesso troviamo resoconti che esagerano i dati reali. Resta il fatto che il coccodrillo sia un animale molto longevo, un vero matusa delle bestie. Nel 1997 morì in uno zoo russo un cocco che, a quanto pare, aveva 115 anni! Questa storia, per quanto incredibile, sembra proprio vera. (Alla cattura, avvenuta alla fine dell’800, aveva 5-10 anni).

La misura dell’età non è precisa, ma ci sono metodi che ci aiutano nella stima. Quello più comune consiste nel contare gli anelli di accrescimento di ossa e denti: ogni anello corrisponde a un cambiamento nel tasso di accrescimento, che tipicamente avviene una volta l’anno, fra la stagione delle piogge e quella secca. Spesso però si ottiene una sottostima dell’età, perché non sempre questo avviene in modo così preciso. Un metodo attendibile sarebbe misurare un esemplare e poi rilasciarlo, rimisurandolo ad ogni ricattura. E’ evidente la difficoltà intrinseca di questo metodo, che occupa tutto il corso della vita del nostro cocco.

In cattività non sempre è facile calcolare l’età di un coccodrillo: anche se in cattività è eliminato il fattore predazione, purtroppo altri fattori come stress, dieta errata, malattie, causano la morte di molti coccodrilli sparsi negli zoo di tutto il mondo. E’ possibile che l’età media sia maggiore negli animali in cattività, e che quella massima sia invece raggiunta in quelli liberi (se le condizioni sono ottimali).

Pare che le specie più longeve siano anche quelle più grandi. Il coccodrillo marino australiano vive in media 70 anni, e alcuni individui possono superare i 100 anni. Anche il coccodrillo del Nilo è molto longevo. Le altre specie non vivono così a lungo, in particolare quelle della Famiglia Alligatoridae (i caimani per es. vivono 30-40 anni). 

Un vecchio coccodrillo marino, segnalato in una laguna australiana in cui vivevano alcuni pescatori, venne catturato dietro loro richiesta. Si guadagnò una brutta fama perché attaccava le barche (forse per la vibrazione a bassa frequenza dei motori, o per la loro forma), ma non attaccò mai un uomo. In ogni caso, venne catturato per essere portato altrove, e come molto spesso succede, lo stress della cattura fu troppo, e lo uccise.


4. A CHE VELOCITA’ PUO’ CORRERE UN COCCODRILLO?

Anche questa domanda rievoca dicerie e miti. Si dice di coccodrilli che sprintano sulla loro preda umana a velocità pazzesca… e queste voci sono tenute ben alimentate da guide e promotori turistici!
La realtà è che i coccodrilli hanno modi davvero originali e unici di spostarsi, ma le velocità raggiunte, anche se notevoli per un rettile, non destano molte preoccupazioni per un uomo: se vedete un cocco non molto vicino a voi, fate certo in tempo a togliervi di lì. Il guaio è se non lo vedete arrivare…

L’arma migliore del cocco è proprio la sorpresa: mai sottovalutare la rapidità dell’attacco da fermo. Lo scatto fulmineo è proprio quello che ha reso il coccodrillo un animale di successo, da 220 milioni d’anni a questa parte. (Leggi di più nella pagina dedicata alla locomozione, nella Sezione Scienza). 

Per fuggire da una minaccia o un pericolo, i coccodrilli usano diversi metodi, in cui possono davvero raggiungere velocità incredibili per dei rettili: in genere possono raggiungere i 12-14 km/h per brevi periodi; ma un coccodrillo d’acqua dolce australiano è stato cronometrato a poco più di 17 km/h, e solo dopo una distanza di 20-30 metri ha cominciato a stancarsi. Un bel risultato, per un animale a sangue freddo!
Comunque, su brevi distanze, i coccodrilli sono capaci di accelerazioni ancor più impressionanti: il dott. Adam Britton ha cronometrato un coccodrillo marino di 4 metri, in uno scatto da fermo per bloccare una preda:
12 metri al secondo per la durata di un quarto di secondo! Il cocco eccelle in questo genere di azioni: è davvero il suo fiore all’occhiello.

Un coccodrillo d'acqua dolce australiano al galoppo!

Questo tipo di "galoppo" è stato visto in parecchie specie: coccodrillo d'acqua dolce australiano, coccodrillo della Nuova Guinea, coccodrillo del Nilo, coccodrillo americano, coccodrillo cubano, coccodrillo nano africano. Comunque è più frequente negli individui più piccoli che in quelli di grosse dimensioni.

Ah… pare che esista una diceria per cui il miglior modo di scappare da un coccodrillo è di correre a zig-zag… Falso! Il modo migliore è fuggire a gambe levate in linea retta. Solo così metterete fra voi e il cocco una distanza di sicurezza… Sempre che lo vediate arrivare (è proprio questo il problema con i cocchi!)


5. QUANTO TEMPO PUO’ STARE IMMERSO UN COCCODRILLO?

Il cocco può immergersi per molti motivi. In genere quando si tuffa sta immerso per 10-15 minuti (che non è poco!). Se deve fuggire da una minaccia, fa un bel tuffo lungo e resta immerso per una buona mezz’ora, o anche più.
In casi eccezionali (grave pericolo) il nostro cocco è in grado di stare sott’acqua per 2 ore. La maggior parte degli studi in questo senso sono stati fatti sull’alligatore amiricano, che quando resta immerso così a lungo
fa scendere la frequenza cardiaca fino a 2-3 battiti al minuto, per ridurre il consumo di ossigeno. Davvero stupefacente.
Anche subito dopo un tuffo prolungato, il consumo di ossigeno cala, perché il coccodrillo è in grado di regorarlo a seconda delle situazioni. Quando si tuffa, il nostro cocco espelle aria dai polmoni (se no galleggerebbe!), ed è allora che entra in gioco la regolazione del battito cardiaco. Le valvole si chiudono per portare l’aria solo alle zone più importanti, limitando il consumo di ossigeno nelle parti non essenziali.

Comunque i tempi normali per un tuffo in immersione sono di circa 6 minuti, fino a 15 in altri casi. Non è usuale raggiungere le due ore.

Questo dato è stato ottenuto in condizioni di laboratorio, cioè con coccodrilli in stato di riposo. So che non è una bella notizia, ma devo informarvi che, per fare questi esperimenti, si tiene immerso l’animale… finché non muore. Complimenti a chi ha ideato la prova. Un gran genio non c’è che dire. I dati ottenuti sono impressionanti, ma personalmente preferirei non conoscerli, pur di mantenere i coccodrilli vivi!

La cifra di due ore non è raggiungibile in natura, perché quando un coccodrillo si tuffa per fuggire, è agitato, e consuma ossigeno più rapidamente, per cui il tempo di immersione si riduce. In natura di solito i coccodrilli non stanno immersi per più di 20-30 minuti. Questo dato è un’ulteriore riprova della bassa utilità di esperimenti come quello descritto sopra.

In genere, più piccolo è il coccodrillo e minore è il tempo in cui può stare immerso.

C’è un altro fatto strabiliante nell’ambito dell’immersione dei coccodrilli, e riguarda le specie nordamericane che vivono nella parte più settentrionale del loro areale. Quando l’acqua di una palude sta per congelarsi per l’inverno, gli alligatori si immergono e restano sott’acqua addirittura per 8 ore, mentre sopra di loro la superficie diventa ghiacciata. Anche questo è un dato che ci fa capire la grande importanza della temperatura nella fisiologia del coccodrillo. In questo caso, più freddo è l’animale, e minore il consumo d’ossigeno.


6. I COCCODRILLI PIANGONO?

Tutti avremo sentito la frase “piangere lacrime di coccodrillo”, per indicare che la persona che sta piangendo esprime un rimorso non sincero, o che sta solo fingendo per attirare una immeritata compassione. Questa frase si basa su un fatto assolutamente errato.

Dice la “leggenda” che il coccodrillo pianga dopo aver divorato i suoi piccoli… Beh, niente di più falso: mamma cocco darebbe la vita per salvare anche solo uno dei suoi cuccioli (un comportamento insolito per un rettile, e anche qui avremmo molto da imparare dai coccodrilli!). Mamma cocco, semplicemente, quando i figli escono dall’uovo, li trasporta con incredibile delicatezza nella sua grande bocca, fino al fiume o al lago, dove staranno con lei per molte settimane (per saperne di più, vai alla pagina dedicata ai cuccioli, nella Sezione Scienza).

Le lacrime di coccodrillo sono in realtà lacrime molto speciali, non corrispondono alle “nostre lacrime”. Lacrime di coccodrillo!Infatti, anche se prodotte da ghiandole poste vicino all’occhio, le lacrime coccodrillesche sono un liquido proteinico che pulisce l’occhio, contrastando eventuali insorgenze di batteri. Le ghiandole sono poste dietro la “seconda palpebra”.  La lacrimazione è notevole se il cocco è stato a lungo fuori dall’acqua, per cui l’occhio comincia ad asciugarsi.

Ora sappiamo che i coccodrilli producono lacrime, ma certo abbiamo anche sfatato il mito per cui piangano lacrime insincere dopo essersi pappati i loro cuccioli! Una infamante diceria per i nostri amici, che prorpio non si meritano questo genere di fama!

 [torna su]


Queste sono le domande poste più di frequente. Se avete quesiti che non siete riusciti a soddisfare leggendo le pagine di Crocomania.com, scrivetemi: appena posso vi rispondo!

info AT crocomania.com
(sostituire "AT" con "@" e scrivere tutto attaccato)