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Hobbit revealed:
la Biogeografia e l'Uomo di Flores
Come nel caso della ricerca precedente, sulla nascita del pensiero magico, anche questa mia ricerca è poco adatta ai più giovani, in quanto utilizza un linguaggio che, seppur divulgativo, non è certo alla portata dei bambini.
Questo scritto intende fornire gli elementi base per capire la biogeografia applicata al caso dell’Homo floresiensis, la nuova specie scoperta sull’Isola di Flores. Non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuole solo illustrare il quadro generale e la posizione dell’Uomo di Flores alla luce delle attuali conoscenze biogeografiche.
Desidero ringraziare in particolare due persone: l'amico Lucio per avermi stimolato a scrivere questo testo (da tempo desideravo farlo ma solo le sue domande e le sue ipotesi mi hanno dato la giusta spinta per intraprendere seriamente il progetto!); e Lorenzo Rossi, webmaster del sito Criptozoo.com, per avermi fornito utili consigli e news.
Sommario:
INTRODUZIONE
>>> Modelli
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1. Dispersione
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2. Vicarianza
>>> Meccanismi
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1. Diffusione degli organismi nel modello della dispersione
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2. Diffusione degli organismi nel modello della vicarianza
LE ISOLE
>>> Il nanismo
>>> Il gigantismo
>>> Popolamento delle isole
IL CASO FLORES
>>> La Linea di Wallace
>>> Chi è l’Uomo di Flores
>>> Libera ricerca?
>>> Ipotesi sull’Uomo di Flores
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A) Il quadro della situazione prima della scoperta
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1. Ipotesi monocentrica
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2. Ipotesi policentrica
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B) Come cambia il panorama della storia umana
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1. Plasticità adattativa degli Homo
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2. Coesistenza di più specie
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3. Volume del cervello
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4. Implicazioni biogeografiche: l’erectus marinaio?
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5. La terza via: due sole specie umane
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6. Estinzione
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7. Implicazioni criptozoologiche
INTRODUZIONE
La biogeografia studia la distribuzione degli organismi viventi sulla Terra (piante = fitogeografia; animali = zoogeografia) e le cause che l’hanno determinata.
La sua origine come disciplina a sé stante risale al naturalista Alfred Russel Wallace, che nello stesso periodo di Darwin (anche se in modo indipendente) elaborò una teoria evoluzionistica. Wallace fu il primo a studiare in modo sistematico e interpretare le affinità e le differenze biotiche delle varie regioni della Terra.
Una branca della biogeografia è la paleobiogeografia, che studia la distribuzione (e le sue cause) degli organismi nel passato. Chiaramente le due discipline sono strettamente legate, in quanto lo studio del passato e del presente dà un quadro più chiaro rispetto allo studio del solo passato o del solo presente.
La paleobiogeografia e la biogeografia hanno svolto un ruolo determinante nella scoperta e determinazione della deriva dei continenti, e nella ricostruzione dell’evoluzione geografica e climatica della Terra. Basti pensare che la documentazione biogeografica e paleobiogeografica, unite a quella paleoclimatica, erano già sufficienti per documentare la deriva dei continenti mezzo secolo prima della messa a punto della tettonica delle placche.
>>> Modelli
Esistono due modelli principali per spiegare i meccanismi che hanno determinato, nel corso della storia della Terra, la distribuzione degli organismi. Questi due modelli, a volte presentati come antitetici, sono invece ben integrabili.
1. Dispersione
Secondo questo modello tutti i gruppi si originano e si differenziano entro aree ristrette (“centri di origine”), da cui le specie si disperdono in tutte le direzioni per migrazione attiva o per trasferimento passivo, fino a quando non incontrano una barriera insormontabile. Durante la migrazione, le specie vengono isolate da barriere geografiche (per es. un continente per gli animali marini, o un mare per quelli terrestri), inizialmente tenui, “permeabili” e temporanee, poi invalicabili.
2. Vicarianza
La speciazione (nascita di una nuova specie a partire da una specie “madre”) avviene in questo modello quando l’areale di una specie ancestrale viene diviso da una barriera che non può essere attraversata. Quindi la presenza di organismi evolutivamente affini in regioni diverse sarebbe la conseguenza della frammentazione delle masse continentali e della loro deriva, e/o della formazione di barriere geografiche e climatiche (catene montuose, deserti, mari ecc).
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I due modelli a confronto. |
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>> Riassumendo (vedi immagine sopra):
Nel modello della dispersione, una barriera preesistente viene attraversata in un punto da una piccola popolazione, che con l’isolamento inizia a differenziarsi dalla specie ancestrale; nel modello della vicarianza, una barriera di nuova formazione isola una parte della popolazione nel suo areale.
1. Diffusione degli organismi nel modello della dispersione
A) Corridoi: sono aree geografiche continue (terrestri o marine), con condizioni ambientali uniformi e favorevoli che permettono un libero interscambio di forme viventi in entrambe le direzioni.
B) Ponti e barriere filtranti: sono vie di comunicazione, in genere non ampie e temporanee, le cui caratteristiche ambientali peculiari possono essere una barriera per alcuni gruppi ma permettono invece la migrazione di altri. Ponti filtranti del passato sono stati per es. quello di Bering (Pleistocene) e l’Istmo di Panama nel Plio-Pleistocene.
C) Vie occasionali: sono aree instabili, discontinue e di breve durata, che possono venire percorse solo se si verificano condizioni particolarmente favorevoli. Possono permettere la colonizzazione di isole oceaniche da parte di specie terrestri (“stepping stone effect”) tramite zattere naturali (tronchi d’albero ecc). In questo modo probabilmente i mammiferi placentati sono migrati dall’Asia all’Australia, da tempo già conquistata dai marsupiali. Infatti nel Cenozoico i due continenti non furono mai comunicanti tramite un vero ponte terrestre continuo, per cui solo una parte limitata della fauna riuscì a usare questa via discontinua, passando di isola in isola.
2. Diffusione degli organismi nel modello della vicarianza
A) L’arca di Noè: questo tipo di diffusione ha luogo quando una placca si separa e si allontana da un margine continentale, portando con sé i vari gruppi viventi indigeni. Così l’India, staccatasi nel Cretaceo dal continente di Gondwana, migrò verso nord-est per poi venire a contatto con l’Asia, in cui penetrarono organismi terrestri inizialmente evolutisi nel Gondwana.
B) La nave funeraria vichinga: simile al precedente ma applicabile solo ai fossili. Blocchi continentali potrebbero trasportare fossili in aree dove essi non sarebbero mai esistiti in vita, generando una errata interpretazione.
LE ISOLE
La maggior parte delle isole presenta flore e faune endemiche.
Le faune a vertebrati delle isole mostrano una serie di caratteristiche:
. bassa diversità tassonomica (=pochi gruppi di organismi);
. generale assenza di grandi carnivori (e predatori);
. riduzione della taglia dei grandi mammiferi;
. aumento della taglia dei piccoli mammiferi;
. grande variabilità intraspecifica (=molte differenze fra gli individui della stessa specie);
. comparsa di modificazioni morfologiche associate alle variazioni di taglia (per es. cambiamento nella proporzione e nella struttura degli arti);
. perdita dell’attitudine al volo in molti uccelli;
. aumento della taglia in alcuni rettili.
>>> Il nanismo
Due esempi di nanismo: elefante alto 1 metro al garrese in Sicilia e Malta (Pleistocene), cervo alto 60 cm. al garrese a Creta (Oligocene).
La grande taglia assicura maggior protezione dai predatori, ma sulle isole, mancando la pressione selettiva esercitata dai predatori, la mole non rappresenta più un vantaggio significativo, al contrario un animale di piccole dimensioni ha bisogno di meno nutrimento e spesso nelle isole le risorse alimentari sono limitate.
>>> Il gigantismo
Più difficile da spiegare è invece il gigantismo dei piccoli mammiferi, come roditori e insettivori. In Sicilia e a Malta nel Pleistocene viveva un “ghiro gigante”, grande il doppio di quelli attuali. L’aumento di dimensioni dei rapaci può essere forse una conseguenza dell’aumento di dimensioni delle loro prede come il ghiro dell’esempio; mentre in molti uccelli il volo diviene una forma di difesa superflua e la sua perdita rappresenta un risparmio di energia.
Non si può escludere che anche i frequenti reincroci in popolazioni ristrette possano aver contribuito alla formazione di specie giganti, nane o anche aberranti.
>>> Popolamento delle isole
Escludendo il trasporto da parte dell’uomo, ci sono due modelli che spiegano la presenza di animali terrestri sulle isole:
1) Popolamento attivo (attraverso nuoto o volo) o passivo (su tronchi o altre zattere naturali), attraverso bracci di mare più o meno larghi.
2) Popolamento attraverso terre emerse temporanee, veri e propri ponti di terra fra le isole e il continente; in alcuni casi non si tratta di ponti continui, ma di una serie di piccole isole e di secche che nel loro insieme costituiscono una via migratoria spesso altamente selettiva, percorribile solo da forme che non temono l’acqua.
IL CASO FLORES
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Flores vista da satellite. |
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Flores è un’isola indonesiana posta in una zona molto interessante dal punto di vista biogeografico.
Innanzitutto, qualche dato sull’isola.
Flores è un’isola di forma allungata posta fra Bali e Timor (Indonesia); fa parte con altre 565 isole minori della provincia di East Nusa Tenggara, che copre un’area di quasi 50.000 km quadrati. Le altre isole maggiori della provincia sono Timor e Sumba.
Flores è un’isola vulcanica (oggi si può visitare il cratere del Mount Kelimutu), di natura collinare, con quote massime sui 1790 metri s.l.m.
Geologicamente l’intera provincia è divisa in due zone: una vulcanica interna (di cui fa parte Flores, con altre isole come Komodo), e l’altra esterna con rocce sedimentarie e di altro tipo (Sumba, Timor e altre).
Ma ciò che interessa di più è la posizione di Flores: si trova infatti a est di Lombok, cioè a est della “Linea di Wallace”, un’importante delimitazione biogeografica.
>>> La Linea di Wallace
Nell’immagine sotto possiamo notare come la linea passi fra Bali e Lombok, a ovest dell’isola di Flores.

La Linea di Wallace separa in due l’Indonesia e mette in evidenza l’evoluzione di due diversi tipi di fauna. Identifica uno stretto di mare profondo che separa la fauna asiatica da quella australiana: segna una sorta di barriera naturale alle migrazioni di diverse specie animali e vegetali.
Secondo recenti studi la frattura si sarebbe formata 150 milioni di anni fa. Studiando i geni delle lucertole, presenti sulle varie isole ma aventi origine comune, gli scienziati sono riusciti a ripercorrerne l’evoluzione.
Si pensa che all’inizio le lucertole vivessero tutte in uno stesso continente, il Gondwana. Questo enorme territorio comprendeva l’Africa, l’Antartico, l’India e l’Australia. A un certo punto il blocco subisce una frattura e la placca geologica indiana si separa da quella australiana. Questo spiegherebbe perché la loro fauna si sia evoluta in forma diversa.
Il pezzo indiano è stato il primo ad aggregarsi all’Asia determinando un rimescolamento della sua fauna con quella del continente asiatico. I marsupiali che vivevano in questo territorio sono scomparsi perché dominati dai mammiferi mentre le lucertole si sono disperse in tutta la regione diffondendosi anche sulle isole occidentali dell’Indonesia.
Ma come hanno fatto ad attraversare il mare?
La spiegazione più attendibile è anche la più semplice: durante un periodo di glaciazione, l’abbassamento del livello del mare ha permesso agli animali di raggiungere “a piedi” territori che prima erano coperti e separati dall’acqua.
L’Australia, che era rimasta attaccata all’Antartico, si è ravvicinata all’Asia solo 20 milioni di anni fa e questo spiega come mai la fauna e la flora australiana abbiano potuto mantenere la loro diversità: gli animali erano infatti separati dal mare e solo gli insetti e i semi delle piante portati dal vento sono riusciti a compiere il lungo viaggio.
Le teorie attuali (come quella sopra) indicano che la colonizzazione dell'Australia da parte dei primi uomini sia avvenuta sfruttando le particolari condizioni causate dall'abbassamento del livello dei mari durante le glaciazioni. Ma anche in questo periodo, l’Australia continuava a rimanere isolata anche da un braccio di mare largo circa 50 km., corrispondente all’attuale canale di Lombok, tra le isole di Lombok e quella di Bali (Linea di Wallace). Solo i primi Homo sapiens, arrivati in Australia intorno ai 68.000 anni fa, furono in grado di superare questo ostacolo.
Ma ora il ritrovamento di Homo floresiensis a est della Linea di Wallace sembra smentire questa ipotesi.
>> La linea di Wallace mette in una luce particolare la scoperta del floresiensis, generando interrogativi difficili da risolvere e gettando ancor più dubbi nel già confuso panorama della storia dell’uomo.
Vai alla seconda parte della ricerca >>>